DIDASCALIE

-di Lisa Bifulco – C’È TEMPO, Potrei scrivere qualcosa sulla vecchiaia, sulla solitudine.

Eppure nessuno di questi due aspetti rientra in questa “scena”.

Ci sono cose che non possono essere spiegate. Come i tatuaggi. Ti chiedono spesso cosa significa quel simbolo indelebile sul tuo corpo, e tutte le volte non ci può essere una risposta esaustiva.

Quello che guardi, è la sola tua risposta, la sola risposta possibile per te.

Ci sono cose che se spiegate perdono il senso di quello che avrebbero potuto dirti.

Ci sono cose che se spiegate non hanno più niente da dirti.

In un mondo in cui tutti hanno voglia di dire tutto, e dove tutto è alla portata di tutti, c’è bisogno di silenzio.

C’e bisogno di essenzialità, ritrovare la poesia in un fermo immagine. Senza essere presi dall’ansia che intorno il mondo si sta muovendo e tu non sei lì a seguirlo.

Restare seduti, imparare a respirare, lenti, fermi.

Ascoltare e ascoltarsi.

Capire cosa stai facendo e perché. Perché se sei qui, credimi, qualcosa tu lo DEVI fare.

E non pensare che tu non abbia niente da offrire, basta ricordarti com’eri da piccolo. Chiudi gli occhi e fai un viaggio, trovati quando ancora non conoscevi le paure, osserva le cose che ti piaceva fare, curiosa fra i tuoi giochi.

Esci da quello che è il tuo lavoro, dalla routine della tua giornata. Siediti. Ascoltati. Osservati.

Hai più di una possibilità, giocatele tutte.

C’è sempre tempo per sbagliare, per piangere sulle conseguenze di un errore, per dimenticare.

La nostra forza consiste proprio in questo, dimenticare. Dimenticare quello che non ci ha fatto bene, dimenticare quello che in quel momento avremmo creduto non sarebbe mai potuto passare senza trascinarci via.

La rivoluzione è sempre possibile, il possibile è sempre alla distanza di un pugno. Quel pugno che devi avere voglia di sferrare contro la tua immagine riflessa ad uno specchio, che ora mai non osservi nemmeno più.

Potrei scrivere di questo vecchio, e dei sui racconti ormai perduti.

Oppure, potreste solo guardarlo, e lasciare che sia lui a farlo.

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