DIDASCALIE

RESTARE

-di Lisa Bifulco –

(ascoltando una canzone alla radio)

“Bella sta frase! Si ritorna solo andando via.” dico io.

“No ma perche c’è bisogno di andare via per forza?! Non si può restare e basta?!” dice lui.

Dopo qualche attimo di incerto silenzio, siamo scoppiati a ridere.

Perché è vero, cavoli se è vero!

Mica c’è bisogno sempre di mettere alla prova qualcosa, qualcuno o noi stessi.

Ti piace dove stai? Resta.

Non ti piace dove sei? Vai. E non tornare. Fallo per te.

A volte, anzi, spesso, si corre il rischio di non rischiare. Di adattarsi, di aspettare, di passare il tempo, sperando s-pazzi via anche noi.

A che serve, a chi serve?! 

Ma se ti piace, che motivo hai di fare quei passi, che ti allontanano dal tuo centro.

Cosa ti porta a voler esser un boomerang, lanciato in orbita per precipitare poi nello stesso posto?

La quotidianità.

Spesso la fregatura dello stare bene è proprio lei.

Come una nemica astuta ti aggredisce piano piano alle spalle, risucchiando il tuo ossigeno, aspettando in estremo silenzio che tu ne rimanga privo.

Non facciamo questo errore.

Accorgiamoci del tempo perso e non soffermiamoci sulla perdita di tempo.

A volte è bello, piacevole e ristoratrice, perdere tempo. Soffermiamoci su quello che accade mentre il tempo scorre e se ne va. Sentiamolo scorrere sulle nostre dita, annusiamolo, fotografiamolo.

E’ solo tempo che se ne va, e no..non tornerà indietro.

Perché è cosi che succede alle cose sane, vere, integre.

Quando se ne vanno, non tornano indietro. Altrimenti sarebbero RESTATE.

Mentre invece richiede la nostra più totale attenzione il tempo perso.

Quello è deleterio. E come la vecchia nemica astuta, aspetta solo che noi si chiuda gli occhi. Per prenderci alla gola, per non farci più respirare, e farci credere che è tempo di andarsene.

Che quella piacevole sensazione di appartenenza non fa più per noi. 

Che forse ci siamo abituati, a quell’odore, al suo sapore, al suo colore.

E incominciamo a credergli, sempre di più, fino a fare la fine di quel boomerang perché alla fine ci manca.

Ma quando poi si ritorna, la cosa importante da sapere, è che non c’è più nulla di quello che abbiamo lasciato, se non un involucro esternamente, apparentemente, uguale.

Questo allora mi auguro: di accorgermi sempre di quello che mi accade. Di non avere paura di andarmene se lo ritengo giusto. Ma.. anche.. di ritornare ogni volta che mi va.

Non ci avete capito niente?!

Tranquilli!! Nemmeno io!

Ma mi va così!

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