Alessandro Gambalunga mecenate

Anonimo, Ritratto di Alessandro Gambalunga, XVII secolo, Rimini, Biblioteca A. Gambalunga

-a cura di Rimini Sparita –

Di Alessandro Gambalunga (1564-1619) molto si è detto e molto è stato scritto, sebbene la sua figura sia stata indagata per lo più in relazione alla donazione che fece della propria biblioteca – la prima biblioteca civica italiana, è bene ricordarlo – alla municipalità di Rimini, secondo regole e disposizioni meticolosamente espresse nel lungo e corposo testamento del 1617. Molto meno sono stati studiati i rapporti che egli intrattenne con gli artisti e i letterati del suo tempo, ai quali è probabile elargisse protezione e favori. Ad un ventiseienne Alessandro il veneto Giulio Zenaro, compositore e cantore originario di Salò e attivo nella seconda metà del XVI secolo prima presso la cappella del vescovo di Candia Lorenzo Vettori e poi a Venezia presso il nobile Dario Contarini, dedicò nel giugno del 1590 la sua raccolta intitolata Madrigali spirituali a tre voci(Venezia, presso Giacomo Vincenti). Il compositore assicura di non potersi dimenticare «della cortese amorevolezza usatami» nella passata Quaresima quando, di passaggio a Rimini, conobbe «così grande la gentilezza sua», che non poté fare a meno di sentirsi «obligato, & di continuo desideroso di servirla». Continua affermando di sperare che l’opera possa servire per una «dolce ricreatione d’animo, sapendo io, ch’ella si diletta non poco della Musica, & della compagnia de virtuosi, che […] sogliono convenire, & ritrovarsi caramente insieme». Nel 1601 l’editore e tipografo senese Giovanni Battista Ciotti, che aveva aperto a Venezia, all’insegna della Minerva, una delle più accreditate botteghe editoriali della città, gli dedicò la commedia Gli duoi fratelli rivalidi Giovanni Battista Porta. Nella dedica l’editore ricorda con affetto come, di passaggio a Rimini mentre ritornava da Roma (dove probabilmente ebbe occasione di assistere al rogo di Giordano Bruno), fu oggetto di «molte cortesie» e spera che quella «piccola operetta» possa dare «ricreazione all’animo con la lettura di qualche cosa di piacevole, sì come sovente lo pasce di dolci concerti musicali». Anche l’editore Ciotti menziona infine il grande sfoggio di ospitalità che Gambalunga era solito mostrare «a quelli della patria ed a’ forestieri, purché, o per pregio di lettere o di musica o di altra nobile virtù, ne siano meritevoli». Nel 1604 il letterato riminese Malatesta Porta (1561-1629), a quel tempo segretario comunale, gli dedicò il dialogo Il Beffa, o vero della favola dell’Eneide (Rimini, presso Giovanni Simbeni). Poiché la «Poesia è studio nobilissimo; e veramente da Gentil’huomo», l’autore lo volle dedicare proprio al Gambalunga, «Gentil’huomo di sì belle lettere, e di tanto giudicio», come segno «d’ubligatione, e d’affetto». Sempre nel 1604 il riminese Girolamo Ghisuaglio dedicò al gentiluomo suo concittadino Il Secondo Libro de Madrigali a cinque Voci (Venezia, presso Angelo Cardano), elogiandolo per la sollecitudine nell’accordar protezione non solo ai «virtuosi di tal professione, ma quelli ancora, che solamente v’hanno qualche inclinatione». Ancora poco prima della morte, avvenuta a Rimini il 12 agosto 1619, Gambalunga fu oggetto di un ampolloso elogio da parte di un tal Marco Santini, che nel suo Parnassus ad Alexandrum Gambalongam(Rimini, presso Giovanni Simbeni) arrivò persino a definirlo tempio delle virtù(«Virtutum Sacrarium»).

Giulio Zenaro, Madrigali spirituali a tre voci, particolare della dedica ad Alessandro Gambalunga, Venezia 1590

Sarebbe tuttavia riduttivo circoscrivere gli interessi culturali di Alessandro Gambalunga alla sola sfera letteraria, poiché è inevitabile che il gentiluomo riminese abbia avuto contatti anche con gli artisti del suo tempo, sia a livello locale – come ad esempio il santagatese Giovanni Laurentini detto l’Arrigoni, pure di formazione romana e marchigiana, al quale il Gambalunga commissionò i lavori per la decorazione degli interni e degli esterni della chiesetta detta del Paradiso, alle spalle del Tempio Malatestiano, scelta come sepolcro per sé e per il padre Giulio, – sia oltre i confini di una città di provincia quale Rimini pur sempre era. A tal proposito è interessante notare che nel 1617 l’incisore francese Philippe Thomassin (1562-1622), nato a Troyes nel dipartimento dell’Aube ma fin da giovane trasferitosi a Roma (vi è documentato per la prima volta nel 1585), dedicò al Gambalunga un’incisione eseguita sulla base dell’Allegoria della Concezione di Giorgio Vasari, un dipinto ad olio databile al 1541 e conservato presso la chiesa dei Santi Apostoli di Firenze. Nella parte inferiore dell’opera e ai lati dell’inequivocabile stemma della famiglia Gambalunga si trova la dedica al molto illustre e molto eccellente Signor Alessandro Gambalunga, «omnium virtutum genere ornato». In chiusura vale la pena notare che i rapporti che legarono Philippe Thomassin alla nostra città furono intensi e durevoli, fin dal tempo in cui, a Roma, conobbe Pietro Lanci, che in qualità di agente della città di Rimini era lì impegnato a condurre le trattative per la fusione della statua raffigurante Paolo V che attualmente si trova in piazza Cavour. Al Lanci e a molti altri notabili riminesi, compreso come abbiamo visto il nostro Alessandro Gambalunga, Thomassin dedicò le proprie incisioni, in un intreccio di rapporti tra Rimini e Roma che andrebbe ulteriormente indagato. 

Philippe Thomassin (inc.), Giorgio Vasari (inv.), Allegoria della Concezione(anche Allegoria della Redenzione), XVII secolo, Londra, British Museum. 
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