CAMBIAMO IL CALCIO PER CAMBIARE LA CITTA’

-di Roberto Gabellini –

Il Rimini ha conquistato la serie D, ed è adesso che iniziano i veri problemi per la società biancorossa, problemi che con costanza possono essere affrontati e che, con l’aiuto di tutti, ma proprio tutti, possono essere risolti.

Giorgio Grassi, imprenditore che guarda oltre l’orizzonte, e “locomotiva” della società biancorossa presieduta dal mitico Sergio Santarini, ha un sogno: costruire solide fondamenta al fine di realizzare un progetto ambizioso ed innovativo, qualcosa di straordinario per Rimini.

E’ questa la novità:  un approccio nuovo per raggiungere traguardi che siano una risposta al mondo che cambia velocemente.

Per fare calcio da campioni servono mezzi, ed i mezzi si possono creare non solo tramite sponsorizzazioni e donazioni, ma anche e soprattutto col coinvolgimento dell’intera città, e ciò proietta verso un modo nuovo di fare sport; grandi passi sono stati fatti con la responsabilizzazione ed il coinvolgimento della tifoseria, ma non basta.

Rimini deve portare le intere famiglie allo stadio, deve diventare un luogo dove vivere l’appuntamento con il match calcistico come un momento di festa e relax per tutti, riminesi e non.

Lo stadio di Rimini, secondo il sogno del “patron”, dovrebbe essere un’oasi senza polizia, senza barriere, luogo di civiltà. Gli stessi tifosi ed appassionati dovrebbero essere tutori dell’ordine, consapevoli del bene comune che appartiene loro, e difensori dello stesso; ogni tifoso dovrebbe diventare garante della sicurezza delle famiglie e dei bambini che vogliono frequentare lo stadio per puro divertimento. Se si realizzerà questo “miracolo” arriveranno anche le risorse, perché Rimini avrebbe già vinto: sarebbe la prima città a produrre una rivoluzione di civiltà.

Lo sport a Rimini è come un malato terminale, escludendo poche eccezioni che sopravvivono dignitosamente grazie a dei mecenati, ma è evidente che non si può proseguire così. I mecenati sono sempre più rari, e lo sport lentamente muore. Serve un progetto rivoluzionario che consenta allo sport di risorgere.

La ricetta di Giorgio Grassi punta a questo: rivoluzionare le coscienze aderendo ad una “mission” difficile da realizzare, ma non impossibile da coltivare.

Se gradualmente si riuscirà a cambiare l’approccio allo stadio ed agli eventi sportivi, col contributo di tutti, Rimini potrebbe davvero essere la capostipite di una nuova cultura sportiva.

Grassi, il suo progetto, che è poi una visione sociale diversa, a cosa mira?

“Il mio sogno è trasformare il vecchio modo di fare sport, che ha solo costi insostenibili, con un nuovo modo di interagire. Dobbiamo puntare verso una cultura diversa dove tutti sono dirigenti e protagonisti. Tutti noi dobbiamo essere ambasciatori della terra meravigliosa a cui apparteniamo, e per farlo dobbiamo tornare ad essere principi dell’accoglienza. Andare allo stadio deve essere rilassante, gioioso, accattivante. L’area cittadina dello stadio va riqualificata, va consegnata ai riminesi ed agli ospiti come luogo interessante, come luogo di aggregazione, con servizi moderni ed a prezzi concorrenziali”.

La crisi economica non consente spese pazze, ma potrebbe permettere di operare per il bene comune realizzando, ad esempio, una piazza dello sport, una sorta di “grande magazzino” in grado di accogliere tante persone, e superare i campanilismi?

“Questo non è un sogno nel cassetto di Giorgio Grassi, è una visione nuova che deve marciare a piccoli passi ed essere metabolizzata da tutti.

 Se coinvolgiamo in questa idea le forze vive della città, ed anche investitori forensi, il successo sarà assicurato.

 Il mio non è solo un progetto per Rimini, è un’idea per cambiare lo sport. L’intento è di attrarre tante imprese  verso questo “sogno”, sogno che potrebbe essere trasferito ovunque, unitamente al nostro “marchio” e alla nostra filosofia”.

Come affronterete la serie D, campionato che non consente di ottenere aiuti federali e che ha alti costi…. Adrian Ricchiuti resterà giocatore?

“ Passo passo, andremo avanti secondo il nostro programma. Il telaio della squadra sembra esserci, serviranno dei correttivi, ma c’è tempo per pensare ad integrare la rosa dei calciatori. Adrian è padrone del suo futuro. E’ lui che deve decidere quale sarà la sua carriera futura: tecnico, dirigente o ancora calciatore?

  Ricchiuti è un gigante dello sport, noi gli saremo vicini con tutto l’affetto che merita, affinché possa avere un futuro da protagonista”.

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