CASA MACANNO – CENTRO NOUS:   cuori e mani che aiutano. Uno spazio verde di inclusione che si apre alla città di Rimini. Lo conoscete?

di Gloria Perosin


Mi dicono che Roberto, coordinatore di Casa Macanno e del Centro Nous, ci dà la possibilità di fare un articolo su di loro e di fare un giro guidato all’interno della struttura, con i ragazzi che ospita. Allora qualche giorno prima dell’intervista digito sulla tastiera del pc IL MILLEPIEDI RIMINI per informarmi su chi e cosa andrò a conoscere. Mi compare immediatamente una lista lunghissima di link ma trovo subito quello che sto cercando perché mi compare tra i primi, e in grande leggo scritto COOPERATIVA SOCIALE. Apro il link eoddio!capisco che informarmi su tutto quello che fanno sarà praticamente impossibile. Il Millepiedi si occupa di servizi sociali, educativi e di cura. La loro, come scrivono anche nel sito, è una storia fatta di passione e competenza, di professionalità e relazione, di sogni, progetti, difficoltà. Una fra le tante storie significative nate nel territorio riminese. Nasce da un gruppo di ragazzi scout in una sera qualunque dell’estate del ’88, ben 28 anni fa. Scarto a malincuore tutte le informazioni interessantissime che riguardano la nascita della cooperativa e quello che, in tanti anni, hanno fatto per e nel territorio, e vado a scoprire qualcosa in più su Casa Macanno. Nasce nel 1998 dopo una bellissima esperienza di attività estiva con un gruppo di disabili.

Primo gruppo appartamento della cooperativa, accoglie persone seguite dai servizi sociali dell’Ausl di Rimini e che necessitano di sostegno nel proprio percorso verso l’autonomia una migliore qualità di vita, offre oggi uno spazio aperto di 10.000 mq, area che ha visto negli anni il susseguirsi di attività rivolte alle scuole, alle famiglie, alle associazioni e ai bambini (ma anche agli animali). Leggo che dal 2001 quest’area verde è valorizzata attraverso piccoli lavori di manutenzione e pulizia fatti direttamente dai ragazzi ospiti della struttura, e che dal 2011 al piano terra della struttura arrivano i ragazzi del centro diurno NOUS. Ci metto un intero pomeriggio per informarmi e per scrivere tutte le domande che vorrei fare a chi incontrerò. Pronta con taccuino e penna, insieme a Stefano e Giuseppe, mi avvio verso Casa Macanno. Quando scendiamo dalla macchina noto che i
10.000 mq di spazio verde sono proprio 10.000, e sono proprio verdi…
Giochi, recinti, animali, sole, il posto è bellissimo e attorno c’è solo silenzio e
pace. Ci accoglie Roberto come mi avevano detto e subito entriamo… La
prima persona che incontro proprio vicino all’entrata è Alberto, che mi chiede come mi chiamo «Gloria», come sto «bene grazie Alberto», mi dà un bacio, mi stringe la mano, mi parla «Gloria è un nome di donna», poi guarda Stefano, gli chiede come si chiama «Stefano», come sta «anche io bene grazie», gli parla «Stefano invece è un nome maschile», gli stringe la mano (a lui il bacio però non lo dà). Ok, capisco con piacere che posso dimenticare tutte le domande che avevo preparato, chiudere taccuino e penna e lasciarmi guidare dai ragazzi che inizio ad incontrare. In tutto, mi dicono Roberto e Monica, i ragazzi del centro diurno Nous sono 15, mentre 6 sono i ragazzi dell’appartamento Casa Macanno. Si fa un lavoro quotidiano con questi ragazzi che, solitamente con il tempo, la costanza, la passione e la pazienza dei 7 educatori, migliorano di mese in mese il loro livello di concentrazione,  autosufficenza e controllo. Mi spiegano gli educatori che per i ragazzi quotidianità, routine, tranquillità, calma, sono di fondamentale importanza affinché riescano a concentrarsi sui lavori/compiti che ogni giorno vengono loro assegnati.

Queste persone con un cuore grandissimo affiancano ovviamente anche le famiglie dei ragazzi, hanno con loro frequenti colloqui e sono in constante contatto, questo perché il lavoro e la strada sono da fare insieme, fuori e dentro Casa Macanno. Io intanto, mentre Roberto e Monica, responsabile del centro diurno, mi spiegano tutte cose che sì, immaginavo, ma che a sentirle sono molto diverse, mi lascio travolgere dai sentimenti. Vedo Edoardo, che ha degli occhi scuri bellissimi e una chioma da musicista, che seduto con altri due ragazzi e con un’altra educatrice fa un lavoro manuale con dei bulloni (perché come ho scoperto, il lavoro manuale, la ripetizione, sono fondamentali per la loro tranquillità). Poi mi giro e oltre a vedere Alberto, sempre sorridente, vedo altri due ragazzi che si tengono per mano e lavorano alla stessa cosa. E’ chiaro che il loro benessere qui dentro è messo al primo posto. Seguendo Monica e Roberto e uscendo dalla struttura andiamo a conoscere Francesco e Riccardo, che ci portano a vedere gli asini, le galline – di cui loro stessi si occupano – e il famoso colombo romagnolo, che scopro essere un enorme piccione che allatta!! Fermo immobile sulla paglia, forse perché troppo grande per gironzolare come gli altri animali, è in via d’estinzione ma è salvaguardato oltre che da Casa Macanno, dai due ragazzi che ci accompagnano. Nello spazio verde dedicato alle due asinelle c’è un gruppo di bambini di un centro estivo, che interagisce con gli animali e con i ragazzi del centro, ovviamente sotto la guida di operatori qualificati e sotto l’occhio attento di Eugenio e Sabrina, educatori del centro. Si perchè oltre alle attività con i ragazzi disabili,
Casa Macanno Centro Nous  offre ai bambini la possibilità di fare splendide
esperienze con gli animali, di camminare nell’orto, tra gli olivi, di affrontare
temi come l’agricoltura biologica e il convivere delle biodiversità. L’enorme
area verde è a disposizione per compleanni, feste, corsi e incontri, Casa
Macanno è aperta a chiunque. Quando torniamo dentro ci accolgono Angela e Fabio, oltre chiaramente ad Alberto che nemmeno stavolta bacia Stefano.


Roberto ci fa scoprire come Fabio sia aggiornato su tutti i personaggi famosi
vivi e defunti, alcuni io nemmeno li conosco, lui se li ricorda tutti. Angela invece rallegra e “sorveglia” i bimbi del centro estivo quasi come una mamma. Chiedo quali altre attività i ragazzi facciano e mi spiega che alcuni di loro, quelli che hanno raggiunto un certo livello di autonomia, lavorano in una ditta che si occupa di imballaggi e assemblaggi di minuteria , non tutti i giorni, ma per loro è un impegno importante e costante. Altri raccolgono le uova delle galline che abitano l’area verde, altri ancora il venerdì partono insieme a degli operatori con il furgoncino attrezzato per fare le piadine e, una volta da una parte, una volta dall’altra, scegliendo sempre quale sagra, festa o evento sia più appropriato, si fermano per preparare e vendere l’irresistibile, immancabile piada. Sono tutti lavori nobilissimi che permettono ai ragazzi di
trarre tante soddisfazioni, di conoscere il mondo del lavoro, di vedere che il
loro contributo è utile e prezioso. Principio fondamentale di Casa Macanno-
Centro Nous nei confronti di questi ragazzi è proprio quello di introdurre loro nel mondo, nella società, riducendo le distanze con la comunità che li
circonda, andando incontro al territorio, non escludendoli da esso. Come
ultimissima domanda chiedo quali sono i progetti che Casa MacannoCentro
Nous vede per un futuro prossimo. Roberto mi indica l’enorme spazio
verde, un progetto già cominciato vede in quel punto un grande parco
raggiungibile e aperto a tutta la cittadinanza: un’occasione per incontrarsi e
per coinvolgere ulteriormente i ragazzi nel centro in attività laboratoriali di
manutenzione, cura e accoglienza del prossimo. E così salutiamo Alberto
sempre vicino alla porta, lo ringraziamo e ripartiamo. Integrazione è il termine che, una volta chiuso il cancello di Casa Macanno, mi dice la testa.
Inclusione e integrazione. E poi penso ai bambini che ho visto giocare con gli asini, che ho visto ascoltare Francesco e Riccardo, e penso che ai bimbi, a loro, non interessi mica se una persona è diversa dalle altre perché sanno che in effetti tutte lo sono.

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Ringrazio di cuore i ragazzi: Edoardo C., 
Edoardo D., Angela, Mirko, Andrea,
Giacomo, Fabio, Antonio, Francesco, Cinzia, Alberto, Riccardo, Laura, Filippo che
vorrei scoprire di più e dai quali vorrei imparare.


E ringrazio gli educatori: Adalgisa Contadini, Sabrina Monticone, Monica
Betti, Letizia Drudi, Linda Muro, Massimiliano Manduchi, Massimo Magarotto e Roberto Vignali che fanno un lavoro grandissimo, che rispecchia il loro cuore.

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