LA PERLA D’ARTE DIMENTICATA. Il Borgo San Giuliano richiama a sé l’occhio dell’arte riminese

  • Di Serena Leurini –

Al giorno d’oggi accade inevitabilmente che le cose finiscano nell’oblio. E non solo oggetti, ma anche i luoghi e l’arte che essi portano con loro. Sì, proprio l’arte. I colori, i profumi, le luci che caratterizzano uno scorcio su una via, un pontile che si allunga sull’acqua o una panchina affacciata su un prato. Tutto ciò è arte e dà vita a ricordi e sentimenti di persone. Arte e persone, un’indissolubile unione che a volte tendiamo a trasportare verso una dimensione troppo idilliaca, dimenticando la semplicità delle cose vicine e reali. Arte è il muretto sul quale siamo cresciuti, dove ora proliferano i licheni indisturbati. Arte è la battigia su cui abbiamo costruito infiniti castelli di sabbia. Arte è tutto ciò che dà forma alla vita delle persone e le persone sono la città. Quindi l’arte è la città.

E’ proprio Rimini che dovrebbe riscoprire la sua arte, quella che veglia su di lei da sempre, che l’ha vista crescere, bruciare sotto il sole estivo e meravigliarsi di fronte alla neve. La sua arte sono i piccoli borghi sospesi nel tempo come San Giuliano. Proprio a due passi dal famoso centro storico, dai negozi, dagli uffici, dalla vita frenetica. Qui giace un gioiello d’arte che Rimini spesso dimentica. Il ponte di Tiberio si stende verso questo piccolo mondo a sé, per collegare la frettolosa Rimini ad uno dei suoi luoghi più suggestivi. Perché è qui che si esprime la vera arte di una città: dove troviamo dediche sulle pareti, ricordi di vite passate e dedicate alla famiglia, alle radici e alle tradizioni. Qui pulsa il cuore di Rimini, non solo nelle mostre temporanee o nel ben noto Arco d’Augusto.

Se è vero che l’arte deve farci emozionare, come si può resistere al fascino delle stradine che si insinuano tra le case dai colori tanto vivaci? Blu, giallo, rosa… Un abbraccio di sfumature così perfette da non creare senso di caotico movimento, bensì lasciando il tutto come sospeso nel tempo. In quest’atmosfera pittoresca si aggiungono biciclette che riposano appoggiate alle pareti e gelsomini intrepidi si arrampicano tra le finestre. Immergiamo tutto ciò nel sereno silenzio del borgo e concentriamoci sulle peculiari illustrazioni pronte a sorprenderci nel momento meno atteso. I dipinti ci colpiscono con le loro tinte sgargianti a dimostrazione di un’arte di grande impatto visivo e che parla dritto al cuore dei riminesi, a chi dimentica le piccole perle di una città troppo intenta a rivolgere altrove la sua attenzione.

La storia di questi murales iniziò col pittore Filippi negli anni ’80 in occasione della Festa del Borgo, la quale viene celebrata tutt’ora ogni due anni. A seguito del grande successo riscontrato da questa iniziativa artistica, fiorirono più di cinquanta opere con lo scopo di elogiare e ricordare abitanti comuni della zona e personaggi famosi. Fu pertanto inevitabile dedicare un gran numero di dipinti al noto regista, sceneggiatore e scrittore Federico Fellini. Nella sue origini riminesi batte l’orgoglio del cuore di San Giuliano, luogo nel quale pare che l’artista volesse ritirarsi con la moglie Giulietta Masini. Più di una parete offre omaggi ai suoi capolavori volando tra “Le notti di Cabiria”, “La dolce vita” e “La voce della luna”. Fellini rende fiera la città di Rimini e viene così ricordato nell’arte dei vicoli e piazzette del borgo affacciato sul canale. Sembra voler ribadire la forte impronta delle tradizioni di san Giuliano che corre a fianco dell’acqua fino ad arrivare al porto di Rimini, altro luogo simbolo a cui la città è tanto affezionata. Non va dimenticato infatti che questo borgo nasceva come zona di marinai e pescatori facenti parte di famiglie abituate a vivere in situazioni di precarietà. Ciò nonostante pare non sia mai mancato un forte sentimento di solidarietà tra gli abitanti, anche nel momento in cui queste attività marittime sono progressivamente diminuite.

Oggi infatti i residenti si dedicano ad altri lavori, ma mantengono vivo in loro il sentimento di integrazione fra culture diverse, sebbene restino fedeli alle proprie amate origini come testimoniano i murales stessi. In ricordo di questi gruppi di pescatori la “Società de’ Borg” ha creato piastrelle in ceramica dove sono stati scritti i loro nomi insieme a decorazioni che rappresentano barche a vela, realizzate da Giuliano Maroncelli. Tali opere sono state affisse sulle case abitate dai marinai dei tempi passati anche come ringraziamento alle loro famiglie.

Un angolo artistico così affascinante non poteva che regalare anche splendide viste romantiche sul ponte di Tiberio e sulle fitte case del centro storico al di là del canale. In particolare è stato riservato uno spazio per il progetto “Green windows, finestre itineranti per la città”, vincitore del premio “Giardini d’autore 2016”. La “Società de Borg” e “Civivo Farm Borg” hanno collaborato per porre la struttura vincitrice in una posizione strategica per ammirare in tranquillità il paesaggio,circondati da un arco di rampicanti sempreverdi e fiori, seduti davanti ad un tavolino dotato di ruote.

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