RIMINI VESTITA DI NERO: INCONTRO CON ROBERTO SAPIO

Mi sono chiesta tante volte da Riminese amante di Rimini, se questa piccola grande città nascondesse qualche segreto, se nel profondo celasse nei suoi vicoli, nei suoi monumenti, nel suo cuore qualche evento, qualche storia nera come la pece.

Rimini Nera, per chi non lo sapesse, è un libro contenente 15 brevi storie, che raccontano e rappresentano la cronaca nera riminese a cavallo tra gli anni 80 – 90. Un libro decisamente crudo e soprattutto basato su storie pienamente veritiere; una Rimini che si ritrova a fare da ospite a storie di prostituzione, di droga, delinquenza, mafia e corruzione. 

Attraverso gli occhi di Roberto Sapio, magistrato ormai in pensione e riminese ormai da sempre, rivediamo la nostra piccola grande città in vesti differenti, un po’ più noir. 

Tra le 15 storie, lette in ‘un sol boccone’, quella che maggiormente colpisce all’occhio (e anche al cuore), è “Catene terapeutiche”. Un breve racconto su una comunità che aveva come obbiettivo primario quello di aiutare giovani tossicodipendenti a riconquistare e riprendere in mano la loro vita abbandonando il tunnel della droga. Lo scandalo arriva quando, una ragazza, nella notte del 28 ottobre del 1980 si presenta alla Squadra mobile della questura di Forlì dichiarando di essere fuggita dalla comunità e denunciandola per i metodi “poco ortodossi” utilizzati nel percorso di “recupero”: Segregati in delle piccionaie, conigliere, in stanze buie, legati, con un continuo sottofondo di urla. 

Uno scandalo che portò grande scompiglio e l’anima di Rimini si divise a metà tra ombra e luce, tra i favorevoli e i contrari.

Leggendo alcuni episodi di cui lei scrive, Signor Sapio, abbiamo ritenuto doveroso conoscerla e farle qualche domanda per capire meglio l’umanità che sta dietro ad una scelta editoriale di questo tipo e la ringraziamo per averci permesso di rubarle un po’ del suo tempo.

Roberto Sapio

Cosa l’ha portata a scrivere Rimini nera? C’è stato un evento o un episodio in particolare che ha scaturito la “scintilla”?

<<La scintilla è scaturita dall’episodio narrato nel primo racconto intitolato “Fiori di fango”. La scomparsa della donna ci portò ad ipotizzare che fosse stata eliminata. L’indizio maggiore c’è l’ho offrì un rifacimento del pozzo ornamentale situato al centro del cortile. Infatti risultava rifatto ed abbellito con una corona di piante di fiori. Il fatto coinvolse tutti noi anche perché si verificò un fenomeno atmosferico abbastanza raro: una pioggia fitta ed insistente che ci costrinse ad operare in un fango alto e denso. In quelle condizioni e con una apposita attrezzatura escavatrice facemmo trapanare il pozzo e dopo giorni di attesa finalmente vedemmo un lembo di stoffa  affiorare dal terreno. Si trattava di un pezzo della gonna indossata dalla donna. In conclusione la escavatrice raggiunse il cadavere ormai ossificato e così riuscimmo a scoprire che la donna non era scomparsa volontariamente ma era stata eliminata e buttata nel pozzo dal marito, il quale nel relativo processo fu condannato dalla Corte di Assisi a 30 anni complessivi di reclusione a 3 milioni di multa nonché al risarcimento dei danni a favore delle figlie della donna e dei parenti. A processo concluso i parenti della vittima omaggiarono il PM, cioè il sottoscritto, con un libretto, quel libretto famoso di Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe>>.

Qual è il caso più sconvolgente che le è capitato? Quello che l’ha coinvolta in modo più viscerale..

<<Non so se sia stato per me l’episodio più viscerale ma sono certo che abbia costituito per Rimini e per l’intera nazione un vulnus profondo e doloroso di cui tutt’ora si portano le conseguenze, mi riferisco naturalmente a Banditi in divisa e cioè la Banda della Uno Bianca>>.

Mi sono concentrata maggiormente su una delle sue storie, tra le 15 presenti nel suo libro: “Catene terapeutiche”.  Ci sono state numerose discussioni su questo caso: Tra chi non si sente di demonizzare troppo la scelta di utilizzare dei metodi così drastici a chi invece è fermamente convinto che si trattasse di violenza gratuita e sconclusionata. Qual è la sua opinione ad oggi, dopo tutti questi anni in cui probabilmente lei stesso si è interrogato…? Com’è stato vivere quasi in “prima persona” una tragedia di questa entità? 

<<Dopo tanti anni e dopo le pronunce delle Cassazione devo ritenere che gli imputati abbiano agito in stato di necessità, dato il numero dei presenti e le insufficienze strutturali della comunità. I fatti, tuttavia, per i quali furono condannati dal tribunale di Rimini, sono risultati veri e sono stati appunto giustificati dalla Suprema corte con lo Stato di necessità. Per me è stato un misto di emozioni e riflessioni profonde, anche perché i componenti del tribunale dovettero affrontare le reazioni di una folla emotivamente eccitata e unilateralmente schierata. L’episodio è stato in un certo senso professionalmente proficuo perché ci ha portato ad approfondire il fenomeno al di là della superficialità di facciata e delle facili opinioni correnti>>.

Qual è stata la reazione dei riminesi, per lo meno di quelli che le hanno voluto lasciare un commento, dopo la pubblicazione del suo libro? E oggi? C’è ancora qualcuno che la contatta per saperne di più?

<<La reazione, se c’è stata, è rimasta nascosta, probabilmente stupefatta dalla realtà delle storie narrate. Oggi, qualche volta ancora vengo contattato da qualcuno, non molti, che desidera saperne di più su quella città che oggi ci sembra estranea e diversa>>. 

“  Conosciamo alla perfezione gli aspetti del “bello” di questa città, da quelli sociali a quelli culturali, è innegabile però che esiste anche una “Rimini Nera” e questo pensiero ci ha portato a Sapio e al suo libro che abbiamo letto con attenzione e che abbiamo trovato toccante e coraggioso allo stesso tempo. Un quadro di una Rimini di ieri che oggi ci suggerisce di cambiare rotta per non rendere lo stesso disegno alle prossime generazioni“ 
Stefano Perilli – Direttore Editoriale Riminiamo

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