“Vita e gloria al marinar che al mar dona rispetto” Ricordando Bruna, il motopeschereccio inghiottito dal mare nel ‘29

  • Di Alexandra Morgano –

Il Mare di Rimini ha due facce: Il nostro mare pacifico, azzurro, adatto alla pesca… Un mare che in realtà nasconde delle sorprese, un mare da non farsi nemico…

Non tutti forse sanno quanti segreti il mar Adriatico custodisca, di quanto dolore, amore, avventura, passione sia stato partecipe. Nessuno realmente sa quanto questo mare si sia preso e quanto esso abbia effettivamente restituito. Di una cosa sono certa; nessuno potrà dimenticare, nessuno potrà mai cancellare quella targa che, collocata il 13 luglio 2002 davanti l’imboccatura nord del porto canale riccionese, commemora quella fatidica notte del 1929 (anno definito del nevone a causa del clima rigido con abbondanti precipitazioni in tutta la Romagna!). Questa è quindi la storia di Bruna, del suo equipaggio, di una notte burrascosa senza stelle. Cominciamo dal principio, senza fretta, senza timore. Era la notte tra il 16 e il 17 dicembre del 1929, quando, come al solito, il motopeschereccio Bruna esce dal porto di Riccione insieme al suo equipaggio composto da cinque membri (Secondo Tomassini, 34 Paolo Ceccarelli, motorista, 23, Giulio Gennari, 31, Roberto Pronti, 38, ed Ubaldo Righetti, 19). Una notte apparentemente tranquilla, una notte solita, di lavoro, come tante altre.

Una notte che poteva essere come tante altre, ma che non lo fu. Una notte colpita da un violento improvviso fortunale che mise alle corde l’equipaggio e che fece affondare, in un battito di ciglia, il piccolo peschereccio, portando con se tutti e cinque gli uomini. Bruna fu inghiottita dal mare durante la notte al largo di Rimini, dove invano aveva provato a cercare rifugio. Furono indette subito varie ricerche, ma furono trovati, l’estate successiva, solo alcuni resti della piccola motonave e solamente quattro dei cinque corpi. Ottant’anni dopo il terribile naufragio, ancora difficile da accettare per chi lo ha vissuto in prima persona, oltre alla targa commemorativa all’entrata del porto canale riccionese, il comune della Perla Verde ha dedicato all’evento una pubblicazione curata dal dottor Fosco Rocchetta, direttore della biblioteca comunale di Riccione e studioso e cultore di storia riccionese.

Il saggio “Il naufragio della Bruna”, compreso nel volume Le fontanelle di Riccione, è una documentazione vera e propria che narra tutta la vicenda del naufragio del motopeschereccio Bruna, considerato l’evento funesto più doloroso e noto per la marineria riccionese del Novecento. Un documento dove in una prima parte sono state riportate tutte le informazioni legate al naufragio; dal ritrovamento di quattro delle cinque salme, ai resti della Bruna, una seconda parte correlata da varie fotografie dei resti, dei marinai in vita, dell’imbarcazione prima dell’incidente e un’ultima, invece, dedicata a testimonianze di amici, familiari, parenti dei marinai morti in mare. Una pubblicazione che ha l’intento di non far dimenticare il naufragio di questa piccola seppur importante Bruna. Una pubblicazione nata per onorare i cinque uomini persi in mare e mai tornati a casa dalle proprie madri, mogli, figli, parenti. Per ricordarci che il mare, seppur pare tranquillo, non è sempre nostro amico fidato…

SHARE IT: