CANTO E ALTRI RIMEDI Non una passione per la musica, quanto per ogni sua sfaccettatura artistica.

-di Serena Leurini –

“Mamma da grande voglio fare la ballerina oppure la cantante.”
Quanti di noi hanno esordito così almeno una volta nella loro infanzia? Quanti di noi hanno desiderato un palcoscenico, un microfono, un paio di scarpette da ballo?
Per molti questo sogno passa in secondo piano, complici gli ostacoli della vita e le scelte che siamo portati a fare nel corso degli anni. Altri invece non riescono a separarsi dal sogno di cantare, ballare ed emozionarsi con la musica, la poesia e la danza, ma soprattutto dal bisogno di emozionare gli altri insieme a loro stessi.

Simona Gugnali è una di queste persone che non sono pronte a rinunciare ad una vita di canto e arte, perciò ha deciso di coniugare passione e lavoro perché come disse Confucio “scegli il lavoro che ami e non lavorerai neanche per un giorno in tutta la tua vita”.
Simona nasce a Rimini il 6 febbraio del 1985 e sin dai primi anni di vita dimostra la sua propensione per il canto e la musica in generale. Porta avanti passioni artistiche e storiche frequentando il corso di laurea in Archeologia, mentre studia canto, recitazione e danza. 
Come nel caso di ogni grande Passione noi ci chiediamo quale sia l’origine e come sia nata l’ispirazione.

– Io ho sempre amato cantare sin da quando ero piccola come testimoniano le mie foto con microfono e chitarrina per cui spesso assumevo il ruolo di “anima della festa”. 
Inizialmente ho affrontato il canto a livello amatoriale, fin quando all’età di 21 anni ho iniziato a prendere lezioni da Stefano Bianchi per una o due volte alla settimana. Successivamente abbiamo iniziato a fare degli spettacoli in varie occasioni in due o in quattro facendo piano bar e animazione anche in varie sagre. 

In seguito ho conosciuto una ragazza che mi ha proposto di entrare nella sua compagnia di musical: il Rimini Musical, un distaccamento del Mulino di Amleto. Abbiamo iniziato con uno spettacolo semi professionale al Teatro degli Atti, per poi portare avanti diversi progetti nel corso dei tre anni in cui sono rimasta con loro.
Da questa esperienza è cresciuta tanto la mia passione per il musical e ho iniziato a fare diversi concorsi qui in zona. 
Nello stesso periodo facevo parte anche di un gruppo “Brothers and me” con Claudio e Paolo Caselli: loro suonavano la chitarra elettrica ed io cantavo. Insieme ci siamo esibiti in diversi contesti come il Barge ed il Road House. 
Con queste attività parallele la musica mi occupava la maggior parte del tempo, ma intanto ho frequentato anche l’università a Bologna laureandomi in archeologia. 
Nel frattempo ho seguito inoltre un corso di teatro insieme alla scuola di danza del ventre che frequentai per otto anni. Ho sempre fatto tante attività perché in generale l’ambito artistico mi interessa tanto.

Terminati gli studi universitari mi sono trovata ad un bivio: potevo scegliere di fare un dottorato e specializzarmi nell’archeologia, oppure seguire il cuore e provare a fare della musica il mio lavoro.
Scelsi di propendere per la seconda strada e andai a Novara per frequentare una scuola professionale di musical di cui mi parlò l’insegnante Andrea Ascari. 
Studiai nella loro scuola per tre anni per poter ampliare tutti gli aspetti del canto e approfondire il musical dato che arrivavo da un’esperienza più improntata sul pop. Il percorso prevedeva anche lo studio della recitazione: quest’ultima mi è sempre piaciuta, ma non è mai stata così spontanea come col canto. 
Il musical richiede di immedesimarsi dentro un personaggio già scritto, aggiungendo qualcosa di tuo dando delle sfaccettature secondo il proprio vissuto.

– Quali sono i cantanti e le canzoni che più ami interpretare?”

– Prima di tutto devo citare Elisa perché mi è sempre piaciuta sin dagli esordi, tant’è che ho fatto un tatuaggio con una parte dello spartito di “Dancing”. E’ una canzone con un grande significato per me, sia per la frase che per la cantante in sé. 
Sono cresciuta con la musica degli anni ’90-2000, con band tipiche della mia generazione, ma ho sempre apprezzato tanto anche la musica classica. 
Sono attratta anche da alcune musiche più particolari come quelle celtiche, irlandesi e spagnole che comunque rimandano un po’ anche alla danza del ventre, altra mia grande passione. 

– I tuoi ti hanno sempre appoggiato in questa scelta?

– Certamente. Posso dire che sono stati e sono tutt’ora i miei più grandi sostenitori: hanno contribuito tanto non solo per l’università, ma anche per la scuola di Novara. 
Nonostante la mia decisione di intraprendere a 28 anni un percorso diverso da quello archeologico, hanno creduto sempre in me e nei miei progetti. 
Sanno che a me piace fare un sacco di cose. Ora ad esempio mi sto appassionando al tiro con l’arco e vorrei fare un corso, ma andando avanti con gli anni cerco di immagazzinare i miei desideri nel percorso che sto facendo, quindi magari preferisco impegnarmi in un corso ulteriore di canto oppure uno di doppiaggio.

– Possiamo dire che per te il canto sia diventato oramai un lavoro vero e proprio piuttosto che un hobby?

– Assolutamente sì. 
La musica è diventata un lavoro per me dal momento in cui ho iniziato a partecipare a concorsi e audizioni. Nell’ambiente del musical sono ancora una “novellina” essendomi diplomata a maggio del 2012, per cui non ho troppe pretese al momento, ma è importante stabilire degli obiettivi. 
In ogni caso ho capito che la musica sarà la mia strada: è diventata una ragione di vita per me e a volte si rivela essere una questione di momenti giusti e piccoli dettagli.
Sono contenta di aver intrapreso questo percorso in un’età più avanzata rispetto ad alcuni compagni perché l’ho potuta affrontare con una mentalità diversa rispetto a quando ho iniziato l’università con una visione ancora da liceale.

– Qual è stato il tuo esordio?

– Inizialmente mi esibivo a livello amatoriale in alcuni eventi del circondario. 
L’esordio professionale è stato nel musical American Idiot dei Green Day a gennaio. 
E’ stata una bellissima esperienza far parte del cast con venti ragazzi più i quattro musicisti, perché ho potuto sperimentare una gestione diversa dello spazio, del suono, delle dinamiche tra i vari attori.
In tre anni di teatro infatti si mira alla collaborazione con gli altri ed a sviluppare un’empatia col gruppo. 
Da seicento aspiranti iniziali siamo stati scelti in ventuno per realizzare lo spettacolo che è andato in scena al Teatro Coccia di Novara e al Teatro della luna di Milano. La tournée dovrebbe iniziare ad ottobre.

– Oltre a questo tour hai altri programmi?

– A metà febbraio ho terminato lo spettacolo a Milano e sono tornata a Rimini. 
In questo momento sto cercando audizioni e progetti in giro. Di solito in estate mi occupo di piano bar e spettacoli nei villaggi turistici, quindi ora mi sto mettendo in contatto con varie persone. 
Insieme ad un amico sto valutando anche di realizzare qualcosa a livello storico perché mi piacerebbe tanto unire il teatro all’archeologia. Un’idea potrebbe essere scrivere spettacoli da mettere in scena in una location come ad esempio il nostro anfiteatro di Rimini.
Collaboro anche con la Legio per fare rievocazioni storiche romane e mi occupo della parte che riguarda le danze ed i rituali religiosi. Sono progetti che mi attirano molto, soprattutto da quando ho partecipato ad uno spettacolo organizzato l’anno scorso al museo egizio di Torino ad Halloween.   

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