Il paziente è medico di se stesso Il dottor Salvatore Tarantini spiega come prevenire le malattie cardiovascolari: evitate la vita sedentaria e curate il vostro organismo

-di Daniele Olivieri –

Salvatore Tarantini, chirurgo vascolare di origini salentine, laureato a Bologna e operante dal 1998 sul suolo riminese, ci ha gentilmente concesso un’ora del suo tempo per parlare dei principali effetti negativi di uno stile di vita sedentario. Nello specifico abbiamo affrontato il tema delle malattie cardiovascolari, in particolare l’arteriosclerosi, concentrandoci sul comportamento auto-terapeutico che ogni persona dovrebbe tenere di fronte a questo tipo di malattia. 

Dottore, lei lavora all’ospedale di Rimini. Di cosa si occupa?

“Lavoro nel reparto di chirurgia vascolare. È un reparto che si occupa di curare le malattie dei vasi, quindi malattie delle vene ma soprattutto delle arterie. Il mostro contro cui combattiamo è l’arteriosclerosi, o meglio, le sue conseguenze. La malattia provoca l’ostruzione delle arterie e impedisce al sangue di raggiungere determinate parti del corpo. La zona tagliata fuori dall’ostruzione subirà dunque dei danni ed è lì che noi interveniamo.”

Quali sono le cause scatenanti dell’arteriosclerosi e di altre malattie cardiovascolari?

“Precisiamo che le malattie vascolari sono di due tipi: venose e arteriose. Le prime sono molto frequenti ma meno gravi dal punto di vista clinico, a parte i casi in cui a essere colpito è il circolo venoso profondo. Le seconde, invece, per il 95% sono dovute all’arteriosclerosi, per l’altro 5% a malattie molto rare. Detto questo, le malattie ostruttive dei vasi non hanno una causa definita, ma una serie di fattori di rischio che ne favoriscono l’insorgenza. Come già detto, il medico cura gli effetti della malattia con bypass, angioplastiche (il cosiddetto “palloncino”), pulizia della carotide e altri interventi, ma per evitare di arrivare a questo punto bisogna combattere i fattori di rischio, fra cui: il fumo, il diabete, la pressione alta, il colesterolo alto e, uno dei più importanti, la sedentarietà.”

Con sedentarietà si intende il poco movimento, spesso collegato alla mancanza di una pratica sportiva. Occorre dunque allenarsi costantemente oppure una sana camminata è sufficiente?

“Combattere la sedentarietà non significa diventare degli sportivi, ma condurre una vita un po’ più attiva. Il banale atto di camminare dieci, quindici minuti al giorno è un importantissimo fattore preventivo per l’insorgenza di malattie cardiovascolari. Non è necessario fare uno sport in modo continuo, è invece importante fare attività, anche se moderata, almeno due volte al giorno; va bene camminare, nuotare, andare in bicicletta, qualsiasi tipo di movimento. Inoltre, quando l’arteriosclerosi colpisce le gambe, il movimento non ha solo un fattore preventivo ma anche terapeutico. Infatti, una volta che l’arteria si è chiusa l’organismo sviluppa dei circoli collaterali per saltare l’ostruzione e portare sangue al piede. Il movimento potenzia in numero e portata questi circoli collaterali, favorendo la circolazione; per questo noi medici lo indichiamo come fisioterapia. Purtroppo il benessere degli ultimi decenni ci ha impigrito un po’ tutti, facciamo spesso dei lavori dove stiamo seduti per ore, e a casa siamo svogliati. Anche questo ha determinato l’aumento dei casi di malattie cardiovascolari, soprattutto nei paesi occidentali dove appunto l’obesità e la sedentarietà sono più presenti.”

A che punto del decorso della malattia occorre intervenire chirurgicamente e fino a quando invece se ne può fare a meno?

“Si interviene chirurgicamente solo negli stadi finali della malattia. Nelle fasi iniziali e intermedie, oltre alla terapia farmacologica, si cerca invece di ridurre i fattori di rischio e di incrementare le attività che favoriscono il miglioramento clinico. Quando c’è un’ostruzione quella rimane, ma il nostro organismo è in grado di compensare, a patto che il paziente si impegni a seguire la terapia. Mi spiego meglio. Quando si chiude un’arteria nelle gambe, spesso un paziente dice che quando cammina è costretto a fermarsi dopo cinquanta o cento metri. Il disturbo in medicina si chiama claudicatio intermittens. Il paziente sente un dolore al polpaccio così forte che non riesce più a camminare. Sta fermo un minuto, il sangue riprende a circolare e lui fa altri cento metri prima di fermarsi di nuovo. Viene chiamata la malattia delle vetrine, perché i pazienti si bloccano per il dolore e fingono di guardare le vetrine dei negozi. Quando poi decidono di consultare un medico, noi gli spieghiamo cos’è la malattia, diciamo quali sono i fattori di rischio che devono essere ridotti, diamo dei farmaci antiaggreganti e fisioterapia. Quei cinquanta metri, se il paziente segue la terapia e ha cura di controllare i fattori di rischio, possono diventare tre, quattrocento metri; a volte il paziente riesce ad arrivare a non avere più disturbi mentre cammina. Su cento persone che si ammalano di arteriopatia ostruttiva, quasi tutti riescono a compensare se seguono i consigli del medico. Solo un 10-15% è destinato a peggiorare e quindi a essere sottoposto a cure chirurgiche.”

L’aumentare dell’età è considerato un fattore di rischio oppure la malattia può insorgere anche nei più giovani?

“L’età è un fattore di rischio, infatti la fascia più comune è quella dopo i 70 anni. Ma nei soggetti in cui i fattori di rischio si accumulano, ad esempio un forte fumatore, diabetico, iperteso e chesi muove poco, è molto probabile che la malattia si manifesti prima. Mi è capitato di operare persone con meno di 40 anni che presentavano già danni importanti.”

Un’ultima domanda. È possibile che un paziente sia costretto a ricorrere all’amputazione? 

“Purtroppo è possibile e neanche tanto infrequente. Spesso sono pazienti che sono già stati sottoposti a rivascolarizzazione. Il punto è che se non curi la causa, la malattia torna, e se si chiudono le arterie native a maggior ragione si possono ostruire i bypass o le arterie “allargate” con un’angioplastica. Spesso i nostri pazienti vorrebbero la medicina che stura le arterie; ma tale medicina non esiste. Non bisogna essere pigri nel seguire le indicazioni terapeutiche. L’arteriosclerosi è una malattia che si può curare, ottenendo un miglioramento clinico notevole, quasi sempre con molta buona volontà e con una prevenzione efficace. In questo campo la prevenzione è molto, quasi tutto. Non esistono medicine contro l’arteriosclerosi. Ne esistono per combattere il diabete e il colesterolo, farmaci che combattono i fattori di rischio. E quelli per cui non esistono farmaci vanno combattuti con la testa. Basta volersi bene.”


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