KRAV MAGA L’autodifesa che diventa indispensabile

-di Maria Rosaria Spina –
Partiamo dalla sua storia; fu ideata da Imi Lichtenfeld, nato a Budabest nel 1910. Nasce come un metodo ci combattimento militare, ideato per ribellarsi alle persecuzioni naziste. Negli anni trenta unì le tecniche di autodifesa del corpo della polizia, al pugilato e così inventò una tecnica di combattimento da strada, più efficace di quelle sportive per difendere lui e il suo popolo. Nel 1948, dopo la nascita dello stato di Israele, divenne istruttore capo delle Forza di difese Israeliane e così nacque il krav maga, che adattò a tecnica di auto difesa, estendendolo anche nelle forze di polizia e ai civili delle città dove viveva dopo il1964, quando si ritirò dai servizi militari. Solo dal 1978 in poi si espande, grazie all’associazione che istituì (I.KM.A.). Nel 1995 finalmente si divulgò in tutto il mondo, di conseguenza aprirono palestre per insegnare ed istruire a quest’autodifesa chiunque, proprio come la conosciamo adesso.

CHE COS’È DI PRECISO?

È un mix di differenti arti marziali, tra cui pugilato, judo, ju-jitsu, kung-fu, karate, combattimento ravvicinato, finalizzato però per difesa personale e combattimento a mani nude. È basato su riflessi e velocità. Rispetto alle altre discipline di autodifesa, il Krav maga insegna come reagire in situazione di possibile pericolo, in modo veloce, pratico, usando tutti i mezzi a propria disposizione, migliorando i riflessi, la velocità, la fluidità dei movimenti e la padronanza del proprio corpo, per disarmare l’avversario e renderlo inerme. Gli allenamenti servono anche per imparare a gestire una tale situazione di possibile pericolo in modo prima psicologico e poi fisico, per non lasciare niente al caso ed essere preparati ad ogni tipo di aggressione. È risultato talmente efficace che persino le forze dell’ordine seguono dei corsi.

Qualche settimana fa incuriosita, sono andata a dare un’occhiata per vedere in prima persona. Gli insegnanti Alessio Fusco e William Albani mi hanno accolta nella palestra Schilling e mi hanno permesso di assistere agli allenamenti. I partecipanti si attrezzano con caschetto, guantoni, ginocchiere e conchiglia (ovviamente per gli uomini). 

La lezione inizia con quindici minuti di riscaldamento, tra cui corsa e flessioni, per poi proseguire con gli scontri a coppie; a turno seguendo le istruzioni dei maestri provano ad atterrarsi a vicenda, usando tecniche particolari, colpendo soprattutto la faccia e coprendo gli occhi per spezzare il contatto visivo e disorientare l’avversario. Per le prese più brutali invece, si sfogano picchiando e atterrando direttamente i sacchi da boxe. Mi hanno mostrato le tecniche più efficaci per contrastare un nemico che attacca in maniera frontale come inizio, per poi continuare con gli attacchi a sorpresa da dietro, insegnando come sopraffare l’aggressore evitando che abbia la meglio. Infine ci hanno insegnato a disarmare un aggressore armato o ad usare la sua arma contro di lui. Finita la lezione mi sono avvicinata ad Alessio e gli ho chiesto cosa ne pensasse di questa autodifesa: <<È il sistema più semplice ed efficace per tornare a casa incolumi evitando di rimanere vittime e farci sopraffare da situazioni spiacevoli. È rivolto a tutti; giovani, bambini, uomini e donne. Io lavoro in ospedale e a volte persino lì capitano episodi violenti. Una volta due uomini si sono messi a fare a botte all’improvviso, fortunatamente sono riuscito a bloccarli. Ho acquisito molta sicurezza da quando ho preso la padronanza di quest’autodifesa e mi sento utile visto che posso intervenire in casi come questi>>

Raccogliendo altre testimonianze dei praticanti, abbiamo scoperto che molti si sono iscritti dopo un episodio spiacevole. Un ragazzo di Viserba ci ha raccontato di essere stato coinvolto in una tentata aggressione ad una donna, nella stazione di Rimini: <<Non mi sono fatto prendere dal panico, anche se è successo tutto velocemente>> racconta <<Un uomo straniero, si è avvicinato ad una donna russa ubriaca, saltandole addosso. Lei lo ha allontanato cercando di scappare e si è rifugiata dietro di me, chiedendomi aiuto. Ho provato ad avvertirlo di lasciarla stare. Poteva finire male, per fortuna non ero solo e ho saputo anche evitare di farmi trascinare in una rissa, atterrando immediatamente l’uomo che si è avvicinato minaccioso>>. Ed è solo una testimonianza delle tante. Persino gli insegnanti si sono trovati immischiati in più vicende simili, soprattutto William, che lavorando in polizia si è ritrovato più volte ad affrontarle: <<Penso sia importante sapersi difendere al giorno d’oggi, soprattutto quando si ha la necessità di girare dopo una certa ora. Si ha spesso il pericolo di essere derubati o aggrediti e perciò si ha la necessità di difendersi. Lo consiglio a tutti, in particolari a chi si ritrova a lavorare ad orari notturni. Questi corsi non solo permettono alle persone di proteggersi ma aiutano ad acquisire sicurezza prima di tutto>> 

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