Pallamano Rimini – BLACK OUT Storia di uno sport estinto Toni Pasolini tra emozioni e rimpianti

  • Di Stefano Perilli

E’ un onore per me fare 2 chiacchiere con un vero e proprio mito della pallamano riminese Toni Pasolini.
Me lo ricordo bene il prof. Pasolini, insegnante di educazione fisica di tanti riminesi (anche mio). Un personaggio esemplare per la sua intramontabile passione per lo sport e per uno sport in particolare, insolito, la pallamano.
Non esiste più la pallamano a Rimini da qualche anno ormai ma il mito di una storia gloriosa tra successi, tramonti e rinascite è impresso a fuoco nelle memorie di chi ha amato questo sport oltre che nei libri, ben 4, proprio di Pasolini, nelle quali sono racchiuse le gioie incredibili e i tormenti di questa storia di sport riminese bellissima ma anche malinconica e sanguinosa.
Una passione quella del prof., nata per caso e cresciuta con il tempo passato ad insegnare uno sport strano che non conosceva bene nemmeno lui.

<<posso dirlo serenamente – dice Pasolini – qualcuno dei ragazzi che ho allenato ne sapeva più di me sulla pallamano. Non sono mai stato uno “tecnico” ma ho sempre concentrato i miei insegnamenti sul concetto di gruppo e il rapporto umano creato con i giocatori è da sempre il mio orgoglio più grande, anche aldilà delle vittorie e delle promozioni>>.

Già le promozioni…sono 14 mi dice il prof. in circa 40 anni e dico 40 di pallamano di cui è stato faro indiscusso dall’inizio alla fine. Partiti dalla serie C, siamo circa nel 1972, i ragazzi di mister Pasolini, conquistano la promozione in  B, poi in A. La serie A si, per 11 anni, anni gloriosi per la Pallamano Rimini.

<<i primi anni giochicchiavo, – racconta Pasolini – facevo il Pivot ma mi sono accorto subito che i ragazzi che allenavo erano più bravi di me e che la mia figura era molto più importante da fuori, da allenatore>>.

Un ruolo che “gli è venuto abbastanza bene” direi.
Una favola quella della pallamano riminese che riempie il cuore solo nel sentirne parlare. Se poi a raccontarla è proprio l’uomo che questa favola l’ha scritta ecco che il racconto diventa commuovente, doloroso a tratti.
C’è stato un periodo in cui a Rimini le squadre di pallamano erano 2, tutte e due in serie A, la Pallamano Rimini di Pasolini (LA RAPIDA) e HC Rimini (Fippi).
Gli anni dei derby, il palazzetto SOLD OUT e un tifo a dir poco “passionale” delle due tifoserie tra le quali non mancavano scaramucce, sfottò e cori da stadio ai livelli di quello che succede abitualmente nel calcio. Momenti indimenticabili.

Il prof. è palesemente provato e commosso nel ricordare gli anni d’oro che lo hanno visto alle redini di questo sport a Rimini e a stento trattiene le lacrime.
Trasmette ancora quella passione genuina che lo ha sempre contraddistinto e che gli ha garantito un posto speciale nel cuore di chi ha orbitato intorno alla Pallamano Rimini, dai primi giocatori che non sono più dei ragazzini, ai genitori, ai tifosi e a tutta la Rimini sportiva che gli deve molto.

Gli anni bui

Come in tutte le favole c’è un nemico, la cultura sportiva in questo caso.

<<in Italia è venuta a mancare proprio la cultura sportiva che avrebbe permesso a realtà come la nostra di sopravvivere. – continua il prof. con rammarico – E’ tutto o quasi concentrato sul calcio e poi ci sono il Basket e la pallavolo. La considerazione verso la pallamano è andata a scemare fino a diventare quasi inesistente. Dico quasi perché in altri paesi come la Germania le partite di pallamano fanno il pieno nei palazzetti. Purtroppo a livello nazionale i riflettori su questo sport sono spenti salvo rare eccezioni. Perfino alle olimpiadi in cui la pallamano c’è eccome (ci tengo a precisarlo perché qualcuno ancora me lo chiede) le televisioni italiane ignorano questa disciplina e questo la dice lunga anche poi sulla crisi e sull’inevitabile fine della Pallamano Rimini>>.

Il primo fallimento è avvenuto nel 1990: non ci sono i soldi per sostenere l’ennesimo campionato di A1, la comunicazione in federazione arriva tardi e il campionato inizia con la Pallamano Rimini iscritta e poi deferita per non essersi presentata ai primi match. La grandezza degli uomini e dello sport più in generale però si vedono proprio in queste circostanze. Contro gli ostacoli burocratici e il “Dio denaro”, Pasolini e il suo gruppo, i giocatori, fondano lo stesso anno un’altra squadra, ripartono dalla serie C e in qualche anno sono di nuovo in A1. La storia è scritta.

Ha un rimpianto Pasolini, anche se di certo non può essere una sua colpa dopo tutto quello che ha dato a questo sport. La voce è spezzata e gli occhi sono gonfi di lacrime e di rabbia. Ho i brividi:

<<dopo tutti questi anni, – racconta Pasolini – il mio rimpianto più grande è quello di non essere riuscito a costruire una struttura solida di sostegno alla prima squadra. Una struttura composta da dirigenti, settori giovanili e quant’altro. Non ci sono riuscito anche se ho provato diverse volte a creare un gruppo di lavoro. Non ce l’ho fatta. Ogni volta che la società arrivava al punto di non potersi permettere il sostentamento nella categoria ho dovuto ricominciare tutto da solo, dal basso. Pensa che per due volte abbiamo venduto il titolo in A1 per racimolare i soldi che ci permettevano di iscriverci al campionato di serie C, ricominciando quindi da capo. Ogni volta grazie a dei gruppi di giocatori straordinari siamo riusciti a conquistare promozioni gloriose ma non sono riuscito a comporre una squadra di dirigenti solida che potesse continuare anche dopo il mio ritiro. Negli ultimi anni era diventato un peso insostenibile portare avanti il progetto proprio perché da solo non riuscivo più a fare tutto, la retta dei campionati la pagavamo noi della squadra, i giocatori stessi, e aggiungendo a questo il fatto che gli anni passano e le energie vengono meno, mollare per me è stato inevitabile e purtroppo non ho trovato un erede che prendesse in mano la cosa>>.

E’ evidente che il prof. non ha proprio nessuna colpa anzi a lui va solo un plauso per l’impegno, la tenacia, la grinta e la qualità che ha regalato a questo sport e che ha permesso una parabola vincente e meravigliosa che rimarrà nelle memorie e negli annali. Parla della Pallamano Rimini come se parlasse di un figlio però Pasolini e quindi è comprensibile il suo rammarico e la sua tristezza.

<<da quando il percorso con la pallamano si è concluso definitivamente non sono più andato a vedere una partita, mi da fastidio!>>

<<sono molto contento del rapporto umano che ho mantenuto con tutto l’ambiente e con i giocatori in particolare con i quali mi sento e mi vedo spesso e con i quali si è instaurata una profonda amicizia>>. T.P.

Questo discorso invece è di gioia e il prof. finalmente sorride ringraziandoci per avergli fatto rivivere in qualche minuto quei momenti in cui era li in mezzo alla mischia. Oggi invece Toni Pasolini è leggenda, il mito della Pallamano Rimini ha il suo volto.

Potrà tornare la pallamano a Rimini?

<<lo confesso, è molto difficile. Anche se ci spero sempre. Spero sempre che uno dei miei vecchi giocatori organizzi un team dirigenziale e fondi col tempo una società in grado di sostenersi. Bisognerebbe partire dagli insegnanti di educazione fisica, dovrebbero essere loro a piantare “il seme” della pallamano in modo che ricominci un interesse collettivo. Diversamente purtroppo non vedo grosse possibilità>>.

In conclusione cosa ci vuoi dire sulla pallamano Mister?

<<che è un sport bellissimo. Ieri ho guardato la partita della nazionale di calcio e per lunghi tratti mi sono annoiato. Nella pallamano non è possibile annoiarsi. Le azioni si ripetono incessantemente da una parte e dall’altra. E’ bellissimo>>.

Io me lo ricordo il Prof. Pasolini che durante le ore didattiche, di nascosto, reclutava ragazzi per la pallamano e li plasmava. Qualcuno era bravo, qualcuno era scarso, qualcuno se ne andava, qualcuno restava.

E l’ho rivisto oggi, non è cambiato molto il prof., mi sembra uguale a quella volta. Non mi ricordo più quanti anni ho. Lui si, 40 anni di successi incredibili.

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